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Il primo passo è posizionarsi bene. Sulla linea gialla. Pronto a scattare non appena senti la voce metallica dire:
“L’espresso 2340 delle ore 01 e 56 è in arrivo al binario 4. Effettua fermate nelle stazioni di Rimini, Ancona, Pescara, Vasto, San severo, Foggia, Bari , Lecce. Allontanarsi dalla linea gialla”.
E invece io me ne sto fisso sulla linea gialla. Alla fine del binario. In attesa della freccia del sud.

Il treno arriva e io salgo al vagone numero uno. Ora posso percorrerlo a ritroso fino alla mia meta: “un posto libero”. Sfodero la bottiglia di liquore al caffè, inseparabile compagna di viaggi notturni.
Ne do un bel sorso a canna.
Mi sveglia i sensi.
Si comincia.
Il secondo passo è, per l’appunto, mettere all’erta i tre sensi principali: vista, udito, olfatto(un altro sorso di liquore al caffè non guasta). I vagoni sono bui. Le cuccette protette dalle tendine. Ma queste, chissà perché, sono qualche centimetro più corte della porta. Così ai lati avanza un piccolo spazio da cui spiare. Ma è buio. E devi essere veloce. Non puoi metterti lì a spiare per troppo tempo. Rischi di sembrare un pervertito in cerca di una vecchietta da stuprare. Una piccola sbirciata e via. Veloce, senza soffermarsi oltre i tre , quattro secondi. In così poco tempo devi stabilire: se c’è un posto vuoto; chi sono i passeggeri.; se russano e con che intensità e frequenza; e ultimo, ma non per importanza, se qualcuno ha due formaggi stagionati al posto dei piedi.

Il terzo passo è tirare fuori la migliore arte oratoria di cui disponete. Nonché una buona dose di sfacciataggine.
-Mi scusi, guardi che quel posto è mio…ho la prenotazione
- No, si sbaglia…il posto è mio… ho anch’io la prenotazione.
-Com’è possibile, guardi qui…legga…c’è scritto “carrozza 09 posto 32”
- Ma è strano…c’è scritto anche sul mio… guardi….oh…oh ma dove l’ho messo….che strano c’e l’avevo qui…l’ho mostrato poco fa al controllore….miseria ladra, ho perso il biglietto…
(attendere con pazienza che il malcapitato si arrenda e si cerchi un altro posto. Nel frattempo togliersi le scarpe per scoraggiarlo ulteriorlemente…Russare)
Oppure, caso ancora più disperato.
- La prego può cedermi il posto. Ho appena saputo per telefono che mio nonno è morto.
- Oh prego, siediti
- Grazie…cirrosi epatica fulminea…iuff, il vecchio aveva la pelle dura… ma la fulminea, cazzo…
(tirare fuori il liquore al caffe, bere con avidità e sofferenza)
Utlimo caso.
-Mi scusi signore, guardi che quel posto è per gli invalidi.
-E allora?
-Mi scusi signore, ma lei non sembra un invalido?
-No… e nenache lei se è per questo.
-Sono un mutilato di guerra, signore.
-Macché dice? E’ troppo giovane. A quale missione ha partecipato?
-Afganisthan, signore.
- Ma non dica assurdità. E poi io la vedo in perfetta salute.
-Se lo dice lei signore, andrò dal capotreno a riferire.
(Allontanatevi fingendo un vistoso zoppichio)
Insomma, inutile prendersi per culo, di posti non ne ho mai beccati. E tutto quello che c’è scritto sopra è una paradossale puttanata, che non potrà mai neanche lontanamente verificarsi. È inutile farsi illusioni. Si viaggia seduto a terra, al freddo, con la gente che ti passa sopra. Sdraiato con la testa sullo zaino davanti la porta del bagno, che guarda caso è rotta. Non si chiude. E ad ogni curva si spalanca. Una puzza disgustosa sovrasta tutto e anestetizza i sensi. Olfatto, vista, pensieri. Tutto bloccato. Puoi solo sperare che finisca subito. Ma otto ore (salvo ritardi) è tutto fuorché subito.
La notte è lunga. Ancora non arriviamo a Rimini. Il liquore al caffè…fortuna che c’è lui.

Di dormire con sta’ puzza non se ne parla…per non parlare del freddo, di sto’ rumore assordante e sti’ passanti scassacazzo. Devono andare al cesso e si aspettano che mi alzi ogni tre per due.
-Il bagno è guasto…
-Oh… ma in questo treno sono tutti guasti… ecchediamine.
Ecchediamine, penso, almeno tu c’hai un posto a sedere. Non rompere le palle.
Poi ne arriva un altro.
-Il bagno è guasto.
-No, voglio solo fumare una sigaretta…se non ti disturba.
Macché, figurati. Ne accendo una anch’io…così , giusto per non farlo sentire solo.
L’uomo è anziano. Avrà su e giù una cinquantina portati male. O una settantina portati bene.
È vestito in maniera ridicola. Una camicia hawaiana a motivi floreali rossi e gialli, dei bermuda beige, sandali in pelle finta. Un cappello di paglia. Il problema è che siamo a marzo. Io sono ancora imbacuccato nelle felpe. Il tipo spulcia freneticamente sul telefonino. Scrive un sms. E’ velocissimo. Poi si ferma.
-Ma quello cos’è?
-Liquore al caffè…ti và un sorso?
Lo provoco, sicuro del rifiuto. Ma il vecchietto qui, sa il fatto suo. Mi scippa la bottiglia dalle mani e si spara un bel sorso coi contro cazzi.
Adesso gli viene un infarto e sbatte a terra. Invece mister senilità finisce di bere e mi sorride beato, come un bimbo dopo la poppata. Accende una sigaretta e soffia fuori il fumo soddisfatto, come si fosse appena fatto una super scopata.
-Però, hai davvero un bel compagno di viaggio.
Certo, però se fai altri due sorsi così, mi sa che scende alla prossima fermata. Non glielo dico. Ma è esattamente quello che penso.

Poi squilla il telefono. Il suo.
-Oh amore, ma che fai ancora sveglia a quest’ora? No, ma stai scherzando? Maria, và a dormire… quando arrivo prendo un taxi…non voglio che esci sola la notte, amore mio…e poi sono ancora a Rimini. Ci vorranno almeno quattro ore, forse pure di più. Sì, sono arrivato all’aeroporto di Milano e poi ho preso il treno. Oh sì, le Maldive sono bellissime…poi ti racconto tutto. Ora fammi chiudere..c’è una galleria in arrivo….Maria…pront….mar….okke…
Chiude il telefono e fa:
“Ecchecazzo, sta rompi palle”
Rido… che altro dovrei fare…
-Eh tu ridi…ma qui è un casino…le donne sono delle gran rompicoglioni….stanno sempre a impicciarsi di tutti i cazzi tuoi… se non te le scopi a dovere…se le fai mancare la mazza…be è un casino…diventano acide…sono intrattabili..365 giorni di mestruo ininterrotto…c’è un solo antidoto….una sola soluzione…
E si tocca il pacco, sorridendo.
-Dai retta a me, che di donne me ne intendo.
Ora non rido più. I luoghi comuni mi stanno sul cazzo. Tra un po’ comincerà a dire che le mezze stagioni non esistono più, che le emiliane sono porche e gli svizzeri tipi precisi. Che il calcio moderno è uno schifo e contano solo i soldi…che la giustizia non è uguale per tutti….che in tv c’è solo sesso e violenza….e magari poi dirà che i rumeni stuprano le donne e gli zingari rubano i bambini… i politici sono tutti ladri….non c’è più rispetto per gli anziani…le donne non sanno guidare…il nuovo papà non mi piace…i giornalisti sono delle merde…i film in lingua originale sono tutta un ‘altra cosa…venezia è bella, ma non ci vivrei mai…il mac è meglio di windows….e maradona è meglio di pelè…
Invece non dice niente di tutto questo.
Prende la bottiglia vicino ai mie piedi e si attacca di nuovo al seno del caffè. Questa volta ci va più leggero. Ma ha comunque superato il limite consentito. Sia di cazzate che di gozzate. Prendo la bottiglia e la metto dietro lo zaino. Poi sbadiglio e mi distendo come meglio posso. Una curva e la porta del cesso si spalanca. La puzza ci travolge. Ma il vecchietto non molla. Tra un po’ dovrò togliermi le scarpe.
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-Davvero, ragazzo…lo vuoi un consiglio?
No.
-Non ti sposare…mai…altrimenti sei finito.
Che palle sto vecchio del cazzo. Lo sapevo. Mai dare confidenza alla gente sul treno. Rischi di sorbirti la vita di uno stronzo qualsiasi nell’arco di due sigarette. E poi non finisci mica lì. Dopo tocca a te parlare, rispondere alle sue domande idiote. E se non hai un cazzo da dire o non vuoi raccontare i cazzi tuoi ad un coglione qualunque…be’ possono sempre continuare loro. Che problema c’è, il viaggio è ancora lungo. Fumiamo un'altra sigaretta?
- E soprattutto non fare come me…che vivo con tre mogli, tutte ignare l’una dell’altra.
Stop. Qui non posso più andare avanti. Adesso comincia anche a sparare cazzate. È la fine. Se dai corda a questa gente ti massacrano. Ti riempiono di balle fino a farti esplodere. Fra un po’ mi dirà che un giorno Michael Jakson gli ha bussato alla porta e gli ha chiesto se poteva usare un attimo il cesso, e un’altra volta si è fatto fare un pompino dalla Madonna.
-La pop star?
-No ragazzo, la beata maria vergine.
Tiro il freno d’emergenza e scaravento sto coglione spara balle fuori. Anzi, lo butto giù col treno in corsa. Così impara a sparare fregnacce.
-Ho tre mogli. Maria , Rita e Monica. Vivono in tre città diverse, e nessuna sa che le altre due esistono. E naturalmente dei figli. Sei. Tra pochi mesi ne arriva un’altro. Monica è al quinto mese.
Faccio una faccia come a dire “Perché proprio a me? Sto già messo male per cazzi miei. Ma mi vedi? Sto seduto a terra davanti la porta rotta di un cesso. Fa freddo. C’è una puzza tremenda. Devo farmi ancora sette ore su sta merda di treno e tu mi rompi il cazzo con le tue stronzate. Ora mi alzo e ti faccio tornare a calci in culo nella tua cuccetta, cazzo”. Insomma, non faccio proprio una faccia allegra.
- Cos’è… non mi credi ? Ora ti faccio vedere.
Prende il cellulare e fa partire una telefonata.
-Amore mio come va? Dormivi? Abbiamo superato Rimini da poco. Sì, domani mattina andrò al solito albergo vicino la stazione e poi dritto allo stand per la fiera. I bimbi dormono? Dagli un bacio da parte mia. Ti amo, Rita.
Rita? Ma… cazzo, prima la moglie l’ha chiamata Maria. Sì, mi ricordo. Ha detto “Maria, vai a dormire…prendo un taxi quando arrivo”….Sto’ pezzo di merda…
Mi metto seduto. Tiro fuori il magico liquore al caffé. Voglio sapere di più. Raccontami tutto. E gli passo la boccia. Lui sorride. Accende una sigaretta e mi spiega tutto.
Le cose stanno così: Rita, la sua seconda moglie, vive a Milano con i suoi tre figli, il più grande ha cinque anni. Si sono conosciuti sei anni fa alla fiera del libro di Torino. Puntualmente, ogni fine mese e le feste comandate alterne, abbandona Rita con la squallida, ma millenaria ed efficace scusa dell’ adultero per eccellenza: “il lavoro fuori città”. Invece và a Bari, da Maria, la sua prima moglie. La più anziana delle tre concubine. E anche la più rompicoglioni, a quanto dice lui. È vestito così, mi spiega, perchè deve farle credere che è appena tornato dalle Maldive. In realtà in vita sua non ha mai messo piede fuori dall’Italia. Anche Maria gli ha dato tre figli. Ormai tutti oltre la ventina. Con Monica, dice, per fortuna le cose vanno meglio. Monica è una studentessa universitaria di Bologna che lui ha messo incinta da pochi mesi : “una ragazza moderna …alla mano… tra un po’ le racconterò tutto e lei capirà, vedrai”.
Ma forse anche la persona più moderna e con più ampie vedute sul mondo farebbe difficoltà a capire una cosa del genere. Cosa può spingere un uomo a cacciarsi in un una situazione del genere? Quale folle si dividerebbe fra tre mogli, tre vite parallele che corrono veloci senza mai incontrarsi? Bugie su bugie notte e giorno. Una vita fatta di sotterfugi. Di alibi. Corse contro il tempo. Responsabilità insormontabili. Io al suo posto sarei durato pochi giorni.
Sto’ stronzetto qui, invece, sembra districarsi a meraviglia in questo marasma, e sembra anche divertirsi. Per lui è come un avventura. Un videogame, mi dice. Un mix di spionaggio e lovestory. Si sente come un James Bond degli adulteri. Dice di dover stare attento ad ogni singola parola detta ad ognuna delle sue consorti. Tiene un registro dei dialoghi più importanti. Così da non fare mai confusione e non tradirsi con qualche gaffe tipo:
- Sei andata da tuo fratello in ospedale? L’ho sentito oggi, sembra stia meglio.
- Ma cosa dici? Io sono figlia unica.
Dice di vivere una vita fantastica. Vive in un film. Con attori, costumi, cambi di location e copioni già scritti.
Dice di non sentirsi in colpa per nessuna delle sue mogli. Le ama allo stesso modo, tutte. E soprattutto le rende felici. E rende felici anche i suoi figli. Tutti, indistintamente. Dice di avere un patrimonio. Dice che tre donne e sette figli sono un patrimonio incommensurabile per un solo uomo. Si sente come un patriarca. Dice che potrebbe dare inizio ad una stirpe, ad una dinastia, ad una nazione intera.
Poi non dice più niente.
Dà un ‘ultima sorsata al liquore e se ne và. Così. Senza neanche salutare. Senza neanche dirmi il suo nome.
Lasciandomi lì. A terra. Davanti la porta rotta del cesso. Con l’atroce dubbio che abbia sparato solo cazzate per scolarsi il mio compagno di viaggio.
Il treno si ferma ad Ancona. Poi riparte.
Una curva e la porta del bagno si spalanca.
-Il bagno è guasto.
-Oh veramente vorrei fumare una sigaretta, se non le dispiace.
-Sì, mi dispiace.