domenica 23 agosto 2009

Zuzzurellone


-Sei un cialtrone- così mi disse quella stronza.
Proprio così. Sei un cialtrone. Poi si è girata ed è sparita.
Mai nessuno mi aveva dato del cialtrone prima. E non nascondo che l’esatta definizione mi era sconosciuta. Ero comunque certo che non si trattasse di un complimento.
Sono stato insultato in ogni modo. In ogni lingua e dialetto, ma la cosa che più mi secca è essere insultato con un termine di cui ignoro l’esatto significato.
È una doppia beffa. Un offesa aggiunta.
La prima volta che mi capitò avevo diciotto anni.
Fu un bambino poco più che settenne.
Avevo appena messo il piede fuori di casa, quando un pallone raggiunge i miei piedi
-Signore, signore mi scusi può passarmi il pallone?
Un bimbo in compagnia di alcuni suoi coetanei reclamava il suo tango.
Col piede sinistro alzai la palla. Poi pallaggiai un paio di volte col destro. Poi col ginocchio. Alzai il pallone in aria. Lo stoppai col petto ed in fine liberai il mio destro infallibile. Il pallone schizzò in aria ed atterrò sul balcone del signor Pozzi, al quarto piano. Proprio dove volevo che andasse.
Il bimbo mi guardò incredulo.
Credeva che certe spacconate succedessero solo nei film.
Mi guardò con occhi sprezzanti…poi disse con uno strano accento vagamente anglosassone
-Cafone, periferico e anche un po' zuzzurellone.
Zuzzurellone?!!!!
E cosa diavolo significa?
Tornai di corsa a casa ed afferrai lo Zanichelli con rabbia.
U…
Vi…
Zeta…
Zanzara…
zibaldone…
zuccheriera…
zuzzurellone: "persona già adulta che nella vita si comporta come un bambino, facendo scherzi e giocherellando spensieratamente"
Ebbene sì, sono proprio uno zuzzurellone.

domenica 26 luglio 2009

Sogno di notte numero 1



Il sogno comincia con un tramonto arancione sulla spiaggia.
Il sole affoga nell’acqua e il riflesso arancione colora ogni cosa.
La sabbia, la piccola collinetta alle mie spalle, il mio volto. Tutto è arancione.
L’aria è leggera.
Una brezza fresca mi accarezza il viso.
Resto immobile a guardare il sole annegare in acqua.
Gli psicologi dicono che l’arancione è un colore che incute positività.
Questo posto ne è saturo.
Sono solo, la spiaggia è enorme.
L’orizzonte sembra dilatarsi all’infinito.
Raggiungo l’acqua e mi bagno i piedi.
Tutto sembra lento. I miei passi, il vento che soffia, persino il moto circolare delle onde.
Tutto è calma.
Calma arancione e positiva.
Poi una voce da dietro mi chiama.
Avvolto da una luce più chiara la sagoma di un uomo mi sorride. Non riesco a distinguere le linee del suo volto, ma percepisco un sorriso.
Il sorriso si avvicina. E’ Mario. Un caro amico morto anni fa.
Sono felice di rivederlo e lui anche, ma non ci lasciamo andare a strette di mani o abbracci, ci guardiamo e sorridiamo a vicenda. È come se i sentimenti, le sensazioni che proviamo, si staccassero dal nostro corpo e sotto quel surreale arancione prendessero forma. Sono chiare, nitide, presenti, comunicano. Non abbiamo bisogno di parlare, di toccarci, lo stanno già facendo le nostre emozioni.
Mario si incammina sulla riva.
Le impronte che lascia sulla sabbia bagnata non fanno in tempo a formarsi che un onda le ha spazzate via. Ma quando l’onda si ritira la forma dei piedi riprende vita.
In questo posto ogni cosa, albero, acqua, orme di piedi, vento, le emozioni umane, tutto sembra vivere di una vita propria. Un’esistenza pacifica, senza fretta, eterna.
Passeggiamo in silenzio.
Poi ci fermiamo ad osservare il mare.
D’improvviso le onde cominciano ad agitarsi.
Il sole sta soffocando nel mare.
L’arancione si dissolve.
Al suo posto un tetro viola notturno.
Le onde si sollevano minacciose verso di noi.
Anche il vento soffia più forte.
-Ma che succede, Mario?
Mario sorride. Lui è ancora ricoperto dalla luce arancione.
Il vento non gli scompone i capelli e le onde non lo bagnano.
-Questo è il tuo sogno, sei tu a decidere.
Poi scompare.
Un’onda delle dimensioni di un pianeta si solleva e mi scaraventa nelle sue viscere.
Il sogno è finito

mercoledì 20 maggio 2009

La premessa di un assasino innocente

Sono ancora scosso. Credo ci vorrò un po’ per riprendermi. E molto probabilmente non tornerò più quello di una volta.
Dovrei cominciarne a parlare subito. Non sarebbe cortese da parte mia esordire con tanta enfasi e poi tediarvi per una dozzina di pagine con antefatti, descrizioni dettagliate dei luoghi e dei personaggi, indagare su possibili cause psicologiche, filosofiche , astrologiche, che hanno influenzato gli eventi di quel nefasto giorno.
Quindi smettetela di trattenere il fiato. Ora saprete tutto.
Ma un'unica breve premessa mi deve essere concessa. In fondo se mi prendo la briga di scrivere questa storia dovrò pur averne un vantaggio. Se ho trovato il coraggio di scrivere questa vicenda, io che l’unico libro che ho tenuto in grembo è stato il “libro cuore” alla tenera età di otto anni (e solo per mettermi in posa in una foto), ebbene se lo faccio è solo per usufruire di questo vantaggio:
poter dire chiaramente al mondo che non sono un assassino.
Qualche furbo lettore potrà pensare in questo momento che in realtà godo di un altro vantaggio, forse ben più importante del precedente. Non ho contraddittorio. Scrivere è come andare a Porta a Porta. Dici tutto quello che ti pare senza contraddittorio. E poi, dire di non essere un assassino e non avere nessuna voce pronta a poterlo smentire o confermare, non fa che aggiungere sospetti su di me. E anche tutte queste diversioni non fanno che insospettirvi maggiormente.
-E’ lui l’assassino- sta pensando il furbo lettore - non c’è dubbio.
A questo punto non servirebbe a niente raccontare la storia. Ormai il colpevole nelle vostre teste è stato già decretato. Aspettate solo il boia con la mannaia. Non è vero?
Mi dispiace deludervi ma non ci sarà nessun’esecuzione. Prima di tutto perché nel nostro paese non vige la pena di morte per nessun reato. E secondo perché il tribunale di Milano e poi quello di Torino hanno emesso sentenze di non colpevolezza dell’imputato, in primo e secondo grado di appello.
Quindi fottetevi, stronzi. Non mi vedrete alla forca o in carcere per il resto della mia vita.
Allora perché prendersi la briga di mettere nero su bianco? Vi starete chiedendo tutti, influenzati dal lettore furbo di prima.
Perché avventurarsi nei meandri della letteratura, lui che di lettere non capisce un bel niente? Si staranno chiedendo i più stronzi di voi.
Forse per pulirsi la coscienza definitivamente?
Per aggiungere prove alla sua innocenza?
Per abbagliarci col fumo delle parole e distogliere il mondo intero dalla verità?
Quale verità?
L’ha ucciso lui?
Ma soprattutto chi è morto?
Come è morto?
L’ha sparato? O magari l’ha soffocato con le sue mani? O forse l’ha buttato giù dal quinto piano?
Calma, calma…lettori impazienti, curiosi,cinici furbi, scettici. State calmi.
Tra un po’ saprete tutto.
E dopo guai a chi di voi avrà ancora dubbi sulla mia immacolata moralità. Guai. Giuro che vi vengo a beccare fino al vostro cesso di casa e vi spacco il culo. Vi ammazzo davanti alla vostra famiglia. Vi affogo con le pagine del mio libro. Vi brucio la casa. Capito,stronzi?

sabato 16 maggio 2009

Fumetti



Le scoperte più importanti arrivano sempre da chi meno te lo aspetti.
E’ questo il bello.
Una delle mie scoperte più significative degli ultimi anni è stato senza dubbio il mondo del fumetto...ed a svelarmi questo magico mondo è stato mio cugino, Vincenzo.
Chi l’avrebbe detto qualche anno fa che quel ragazzino taciturno, armato sempre di matita, docile e scontroso (come gran parte della mia famiglia), mi avrebbe rivelato una nuova realtà, un nuovo modo per esprimersi...nuovi autori, senza i quali non saprei come fare oggi...un nuovo modo di osservare e riferire su carta. Con Vinz abbiamo buttato giù qualche storia e ora sono raccolte in questo modesto volumetto autoprodotto. Quella che vedete è la copertina. In cantiere ci sono altre storielle scritte da me e trasformate in immagini da Vincenzo…un binomio che spero non si interrompa mai…