martedì 20 luglio 2010

BIRRA, POKER E PORNOGRAFIA


In quel breve lasso di tempo che separa un tiro di una sigaretta da un'altro, Denny pensò:
Mi faccio una sega…
Anzi, prima un panino e due ceres e poi la sega…
E dopo magari ci scappa anche una capatina al poker online.

Fece un altro tiro dalla sua lucky strike e ripensò:
No, scendo e vado da una puttana…
Anzi, prima mi fermo a mangiare in un ristorante e poi vado da una puttana… e magari dopo ci scappa anche una capatina al circolo del poker.

Le due versioni di come avrebbe passato la serata erano pressocchè identiche. L’unica sostanziale differenza stava nella presenza o meno di altra gente. Insomma, potrebbe fare le stesse cose stando solo. Onanismo, Toast e poker online, invece di prostituta, ristorante, circolo del poker. E forse ci caverebbe anche piu piacere. La prostituta, ad esempio, può succhiarli il cazzo troppo forte e lacerarglielo; il cameriere potrebbe sputare nel suo piatto, così per semplice frustrazione; senza contare che al circolo del poker rischia di beccare Tano, un grassone siciliano a cui deve 200cocozze perse al tavolo finale del texas holden della settimana scorsa.


Spenta la sigaretta Denny raggiunge la cucina. Affetta un pomodoro, sciacqua una foglia di lattuga, scarta una sottiletta, aggiunge olio, sale e il tramezzino è pronto. Dopo il primo morso rimpiange la saliva del cameriere frustrato.
Il tappo della ceres fatto saltare con l’accendino, chissà perché, l’ha sempre fatto sentire virilmente a posto.
Beve la prima birra in tre lunghe sorsate. In frigo ce ne sono ancora 4 ma Denny si sente già scoperto.La seconda birra l’affrontò con maggiore prudenza.

Finito il tramezzino e la seconda ceres Denny accese il pc. Prima di farlo,ovviamente, estrasse dal frigo la terz’ultima Dea, sentendosi sempre piu nudo…

La Dea, così chiama Denny la sua birra. La dea Ceres o Demetra, secondo la mitologia greca, era la dea del grano e dell'agricoltura, delle stagioni e dei matrimoni. Per Denny la ceres era bene o male la stessa cosa, in più ti ubriacava.

Youporn è tra i suoi siti preferiti e per arrivarci non gli serve digitare sul banner il nome, gli basta cliccare su un semplice tasto e il monitor si trasforma in una finestra sulle camere da letto di tutto il mondo…
Scorre a caso le pagine, passando dalla prima alla 10, alla 22… finché raggiunse la pag 46…
Qui fu subito attratto da una ragazza,
neanche ventenne avrebbe giurato, sdraiata sulla sua poltrona in pelle marrone.
Un click su quell’immagine e la giovane comincia a muoversi.

Si sbottona il pantalone e lo lancia alle sue spalle.

In poco via anche la camicetta.

Si muove in una stanzetta teen, poco illuminata
Ogni tanto guarda verso sinistra, dove c’è la porta…
Teme l’ingresso di qualcuno, magari della mamma o del fratello piccolo…
Ma è eccitata e vuole condividere assolutamente quel momento con più uomini possibile.
Infila la mano nelle sottili mutandine di pizzo e sul suo volto si disegna un espressione di rabbia erotica. L’altra mano afferra un seno, tirato fuori dal reggipetto ancora allacciato…

Piccoli lamenti autorepressi… la mano ancora piu veloce… poi via la mutanda…è di intralcio

ancora uno sguardo alla porta…

C’è quasi…le gambe divaricate sulla poltrona…
La fica affogata in un mare di umori…
L’orgasmo secco…veloce…
Senza il lusso della pausa e della ripresa…ma non per questo meno spettacolare…
Si alza dalla sedia e raggiunge la web cam…
Stampa un bacio a tutti gli spettatori futuri e saluta con un sorri
so, mostrando l’indice e il medio ancora bagnati all’estremità…


Denny fece di tutto per sincronizzare il suo orgasmo con quello della ragazza, ma fu impossibile…ogni volta che lei guardava verso la porta, Denny si sentiva clandestino, in pericolo, come se rischiasse di essere sorpreso dalla madre di quella sconosciuta anche lui…e questo lo eccitò in modo irreversibile…al secondo sguardo della ragazza verso la porta, Denny venne e si macchiò la camicia…non se lo aspettava.

Guardò comunque il video fino alla fine.

Finiti gli imbarazzanti convenevoli della
ripulita e nascosta la camicia incriminata nel fondo del baule dei panni sporchi, Denny tornò al suo portatile…
Questa volta si collegò al sito pokeronline.com…
e,anche questa volta, gli bastò un semplice click. Anche quel sito era tra i suoi preferiti. Secondo solo a youporn.

log in…
username: Dagored…
password…********
cassa…26 euro…
decide di sedersi ad un texan holden da 10 posti, iscrizione: 25 euro…primo premio:
175 euro
alla terza mano riceve due donne…all in
Passano tutti,
tranne un uomo dal nik impronunciabile in un sito di poker…”sfigato”

Sfigato gira due 7…per il momento
Denny è vincente…
Arriva il flop:
due kappa e un 5… Denny è ancora avanti.
Il turn
si volta e si tratta di un 9, ininfluente...
Denny sorride… adesso solo un sette può salvare sfigato dall' eliminazione.
Quando quell’ultima carta coperta divenne un sette di fiori, D
enny stava ingollando l’ultimo sorso della penultima ceres…Non ci riuscì. La birra finì di getto sul monitor del pc…

Sfigato scrisse in chat: “alla prossima, Dagored”
Denny rispose: “che culo, sfigato”

Qualcuno al tavolo rise per l’ossimoro…mentre Denny estraeva l’ultima dea dal frigo…

Ritornò al computer e restò in muta contemplazione del monitor gocciolante di birra.

La quarta ed ultima ceres la bevve veloce, rabbioso.

Da tempo ormai aveva deciso di scendere e comprarne almeno un altro paio.

lunedì 10 maggio 2010



Il primo passo è posizionarsi bene. Sulla linea gialla. Pronto a scattare non appena senti la voce metallica dire:
“L’espresso 2340 delle ore 01 e 56 è in arrivo al binario 4. Effettua fermate nelle stazioni di Rimini, Ancona, Pescara, Vasto, San severo, Foggia, Bari , Lecce. Allontanarsi dalla linea gialla”.
E invece io me ne sto fisso sulla linea gialla. Alla fine del binario. In attesa della freccia del sud.


Il treno arriva e io salgo al vagone numero uno. Ora posso percorrerlo a ritroso fino alla mia meta: “un posto libero”. Sfodero la bottiglia di liquore al caffè, inseparabile compagna di viaggi notturni.
Ne do un bel sorso a canna.
Mi sveglia i sensi.
Si comincia.

Il secondo passo è, per l’appunto, mettere all’erta i tre sensi principali: vista, udito, olfatto(un altro sorso di liquore al caffè non guasta). I vagoni sono bui. Le cuccette protette dalle tendine. Ma queste, chissà perché, sono qualche centimetro più corte della porta. Così ai lati avanza un piccolo spazio da cui spiare. Ma è buio. E devi essere veloce. Non puoi metterti lì a spiare per troppo tempo. Rischi di sembrare un pervertito in cerca di una vecchietta da stuprare. Una piccola sbirciata e via. Veloce, senza soffermarsi oltre i tre , quattro secondi. In così poco tempo devi stabilire: se c’è un posto vuoto; chi sono i passeggeri.; se russano e con che intensità e frequenza; e ultimo, ma non per importanza, se qualcuno ha due formaggi stagionati al posto dei piedi.


Il terzo passo è tirare fuori la migliore arte oratoria di cui disponete. Nonché una buona dose di sfacciataggine.

-Mi scusi, guardi che quel posto è mio…ho la prenotazione
- No, si sbaglia…il posto è mio… ho anch’io la prenotazione.
-Com’è possibile, guardi qui…legga…c’è scritto “carrozza 09 posto 32”
- Ma è strano…c’è scritto anche sul mio… guardi….oh…oh ma dove l’ho messo….che strano c’e l’avevo qui…l’ho mostrato poco fa al controllore….miseria ladra, ho perso il biglietto…
(attendere con pazienza che il malcapitato si arrenda e si cerchi un altro posto. Nel frattempo togliersi le scarpe per scoraggiarlo ulteriorlemente…Russare)

Oppure, caso ancora più disperato.
- La prego può cedermi il posto. Ho appena saputo per telefono che mio nonno è morto.
- Oh prego, siediti
- Grazie…cirrosi epatica fulminea…iuff, il vecchio aveva la pelle dura… ma la fulminea, cazzo…
(tirare fuori il liquore al caffe, bere con avidità e sofferenza)

Utlimo caso.
-Mi scusi signore, guardi che quel posto è per gli invalidi.
-E allora?
-Mi scusi signore, ma lei non sembra un invalido?
-No… e nenache lei se è per questo.
-Sono un mutilato di guerra, signore.
-Macché dice? E’ troppo giovane. A quale missione ha partecipato?
-Afganisthan, signore.
- Ma non dica assurdità. E poi io la vedo in perfetta salute.
-Se lo dice lei signore, andrò dal capotreno a riferire.
(Allontanatevi fingendo un vistoso zoppichio)

Insomma, inutile prendersi per culo, di posti non ne ho mai beccati. E tutto quello che c’è scritto sopra è una paradossale puttanata, che non potrà mai neanche lontanamente verificarsi. È inutile farsi illusioni. Si viaggia seduto a terra, al freddo, con la gente che ti passa sopra. Sdraiato con la testa sullo zaino davanti la porta del bagno, che guarda caso è rotta. Non si chiude. E ad ogni curva si spalanca. Una puzza disgustosa sovrasta tutto e anestetizza i sensi. Olfatto, vista, pensieri. Tutto bloccato. Puoi solo sperare che finisca subito. Ma otto ore (salvo ritardi) è tutto fuorché subito.
La notte è lunga. Ancora non arriviamo a Rimini. Il liquore al caffè…fortuna che c’è lui.


Di dormire con sta’ puzza non se ne parla…per non parlare del freddo, di sto’ rumore assordante e sti’ passanti scassacazzo. Devono andare al cesso e si aspettano che mi alzi ogni tre per due.

-Il bagno è guasto…
-Oh… ma in questo treno sono tutti guasti… ecchediamine.
Ecchediamine, penso, almeno tu c’hai un posto a sedere. Non rompere le palle.

Poi ne arriva un altro.

-Il bagno è guasto.
-No, voglio solo fumare una sigaretta…se non ti disturba.
Macché, figurati. Ne accendo una anch’io…così , giusto per non farlo sentire solo.
L’uomo è anziano. Avrà su e giù una cinquantina portati male. O una settantina portati bene.
È vestito in maniera ridicola. Una camicia hawaiana a motivi floreali rossi e gialli, dei bermuda beige, sandali in pelle finta. Un cappello di paglia. Il problema è che siamo a marzo. Io sono ancora imbacuccato nelle felpe. Il tipo spulcia freneticamente sul telefonino. Scrive un sms. E’ velocissimo. Poi si ferma.
-Ma quello cos’è?
-Liquore al caffè…ti và un sorso?
Lo provoco, sicuro del rifiuto. Ma il vecchietto qui, sa il fatto suo. Mi scippa la bottiglia dalle mani e si spara un bel sorso coi contro cazzi.
Adesso gli viene un infarto e sbatte a terra. Invece mister senilità finisce di bere e mi sorride beato, come un bimbo dopo la poppata. Accende una sigaretta e soffia fuori il fumo soddisfatto, come si fosse appena fatto una super scopata.
-Però, hai davvero un bel compagno di viaggio.
Certo, però se fai altri due sorsi così, mi sa che scende alla prossima fermata. Non glielo dico. Ma è esattamente quello che penso.

Poi squilla il telefono. Il suo.
-Oh amore, ma che fai ancora sveglia a quest’ora? No, ma stai scherzando? Maria, và a dormire… quando arrivo prendo un taxi…non voglio che esci sola la notte, amore mio…e poi sono ancora a Rimini. Ci vorranno almeno quattro ore, forse pure di più. Sì, sono arrivato all’aeroporto di Milano e poi ho preso il treno. Oh sì, le Maldive sono bellissime…poi ti racconto tutto. Ora fammi chiudere..c’è una galleria in arrivo….Maria…pront….mar….okke…
Chiude il telefono e fa:
“Ecchecazzo, sta rompi palle”
Rido… che altro dovrei fare…
-Eh tu ridi…ma qui è un casino…le donne sono delle gran rompicoglioni….stanno sempre a impicciarsi di tutti i cazzi tuoi… se non te le scopi a dovere…se le fai mancare la mazza…be è un casino…diventano acide…sono intrattabili..365 giorni di mestruo ininterrotto…c’è un solo antidoto….una sola soluzione…
E si tocca il pacco, sorridendo.
-Dai retta a me, che di donne me ne intendo.
Ora non rido più. I luoghi comuni mi stanno sul cazzo. Tra un po’ comincerà a dire che le mezze stagioni non esistono più, che le emiliane sono porche e gli svizzeri tipi precisi. Che il calcio moderno è uno schifo e contano solo i soldi…che la giustizia non è uguale per tutti….che in tv c’è solo sesso e violenza….e magari poi dirà che i rumeni stuprano le donne e gli zingari rubano i bambini… i politici sono tutti ladri….non c’è più rispetto per gli anziani…le donne non sanno guidare…il nuovo papà non mi piace…i giornalisti sono delle merde…i film in lingua originale sono tutta un ‘altra cosa…venezia è bella, ma non ci vivrei mai…il mac è meglio di windows….e maradona è meglio di pelè…
Invece non dice niente di tutto questo.
Prende la bottiglia vicino ai mie piedi e si attacca di nuovo al seno del caffè. Questa volta ci va più leggero. Ma ha comunque superato il limite consentito. Sia di cazzate che di gozzate. Prendo la bottiglia e la metto dietro lo zaino. Poi sbadiglio e mi distendo come meglio posso. Una curva e la porta del cesso si spalanca. La puzza ci travolge. Ma il vecchietto non molla. Tra un po’ dovrò togliermi le scarpe.

-Davvero, ragazzo…lo vuoi un consiglio?
No.
-Non ti sposare…mai…altrimenti sei finito.
Che palle sto vecchio del cazzo. Lo sapevo. Mai dare confidenza alla gente sul treno. Rischi di sorbirti la vita di uno stronzo qualsiasi nell’arco di due sigarette. E poi non finisci mica lì. Dopo tocca a te parlare, rispondere alle sue domande idiote. E se non hai un cazzo da dire o non vuoi raccontare i cazzi tuoi ad un coglione qualunque…be’ possono sempre continuare loro. Che problema c’è, il viaggio è ancora lungo. Fumiamo un'altra sigaretta?
- E soprattutto non fare come me…che vivo con tre mogli, tutte ignare l’una dell’altra.
Stop. Qui non posso più andare avanti. Adesso comincia anche a sparare cazzate. È la fine. Se dai corda a questa gente ti massacrano. Ti riempiono di balle fino a farti esplodere. Fra un po’ mi dirà che un giorno Michael Jakson gli ha bussato alla porta e gli ha chiesto se poteva usare un attimo il cesso, e un’altra volta si è fatto fare un pompino dalla Madonna.
-La pop star?
-No ragazzo, la beata maria vergine.
Tiro il freno d’emergenza e scaravento sto coglione spara balle fuori. Anzi, lo butto giù col treno in corsa. Così impara a sparare fregnacce.
-Ho tre mogli. Maria , Rita e Monica. Vivono in tre città diverse, e nessuna sa che le altre due esistono. E naturalmente dei figli. Sei. Tra pochi mesi ne arriva un’altro. Monica è al quinto mese.
Faccio una faccia come a dire “Perché proprio a me? Sto già messo male per cazzi miei. Ma mi vedi? Sto seduto a terra davanti la porta rotta di un cesso. Fa freddo. C’è una puzza tremenda. Devo farmi ancora sette ore su sta merda di treno e tu mi rompi il cazzo con le tue stronzate. Ora mi alzo e ti faccio tornare a calci in culo nella tua cuccetta, cazzo”. Insomma, non faccio proprio una faccia allegra.
- Cos’è… non mi credi ? Ora ti faccio vedere.
Prende il cellulare e fa partire una telefonata.
-Amore mio come va? Dormivi? Abbiamo superato Rimini da poco. Sì, domani mattina andrò al solito albergo vicino la stazione e poi dritto allo stand per la fiera. I bimbi dormono? Dagli un bacio da parte mia. Ti amo, Rita.
Rita? Ma… cazzo, prima la moglie l’ha chiamata Maria. Sì, mi ricordo. Ha detto “Maria, vai a dormire…prendo un taxi quando arrivo”….Sto’ pezzo di merda…
Mi metto seduto. Tiro fuori il magico liquore al caffé. Voglio sapere di più. Raccontami tutto. E gli passo la boccia. Lui sorride. Accende una sigaretta e mi spiega tutto.
Le cose stanno così: Rita, la sua seconda moglie, vive a Milano con i suoi tre figli, il più grande ha cinque anni. Si sono conosciuti sei anni fa alla fiera del libro di Torino. Puntualmente, ogni fine mese e le feste comandate alterne, abbandona Rita con la squallida, ma millenaria ed efficace scusa dell’ adultero per eccellenza: “il lavoro fuori città”. Invece và a Bari, da Maria, la sua prima moglie. La più anziana delle tre concubine. E anche la più rompicoglioni, a quanto dice lui. È vestito così, mi spiega, perchè deve farle credere che è appena tornato dalle Maldive. In realtà in vita sua non ha mai messo piede fuori dall’Italia. Anche Maria gli ha dato tre figli. Ormai tutti oltre la ventina. Con Monica, dice, per fortuna le cose vanno meglio. Monica è una studentessa universitaria di Bologna che lui ha messo incinta da pochi mesi : “una ragazza moderna …alla mano… tra un po’ le racconterò tutto e lei capirà, vedrai”.
Ma forse anche la persona più moderna e con più ampie vedute sul mondo farebbe difficoltà a capire una cosa del genere. Cosa può spingere un uomo a cacciarsi in un una situazione del genere? Quale folle si dividerebbe fra tre mogli, tre vite parallele che corrono veloci senza mai incontrarsi? Bugie su bugie notte e giorno. Una vita fatta di sotterfugi. Di alibi. Corse contro il tempo. Responsabilità insormontabili. Io al suo posto sarei durato pochi giorni.
Sto’ stronzetto qui, invece, sembra districarsi a meraviglia in questo marasma, e sembra anche divertirsi. Per lui è come un avventura. Un videogame, mi dice. Un mix di spionaggio e lovestory. Si sente come un James Bond degli adulteri. Dice di dover stare attento ad ogni singola parola detta ad ognuna delle sue consorti. Tiene un registro dei dialoghi più importanti. Così da non fare mai confusione e non tradirsi con qualche gaffe tipo:
- Sei andata da tuo fratello in ospedale? L’ho sentito oggi, sembra stia meglio.
- Ma cosa dici? Io sono figlia unica.
Dice di vivere una vita fantastica. Vive in un film. Con attori, costumi, cambi di location e copioni già scritti.
Dice di non sentirsi in colpa per nessuna delle sue mogli. Le ama allo stesso modo, tutte. E soprattutto le rende felici. E rende felici anche i suoi figli. Tutti, indistintamente. Dice di avere un patrimonio. Dice che tre donne e sette figli sono un patrimonio incommensurabile per un solo uomo. Si sente come un patriarca. Dice che potrebbe dare inizio ad una stirpe, ad una dinastia, ad una nazione intera.
Poi non dice più niente.
Dà un ‘ultima sorsata al liquore e se ne và. Così. Senza neanche salutare. Senza neanche dirmi il suo nome.
Lasciandomi lì. A terra. Davanti la porta rotta del cesso. Con l’atroce dubbio che abbia sparato solo cazzate per scolarsi il mio compagno di viaggio.
Il treno si ferma ad Ancona. Poi riparte.
Una curva e la porta del bagno si spalanca.

-Il bagno è guasto.
-Oh veramente vorrei fumare una sigaretta, se non le dispiace.
-Sì, mi dispiace.

mercoledì 30 dicembre 2009

APOCALYPSE PAST

Il seguente racconto è comparso sulla fanzine "DIFUORI". Il tema di questo numero era "La fine del mondo"...un tema, chissà perché, sempre di grande attualità








- Io a ‘sta storia non ci credo.
-Tanto tra qualche ora lo sapremo, no?
-Secondo me è tutto vero.
-Per me siete tre coglioni. E passatemi ‘sta boccia, ve la state scolando solo voi.
Infliggo alla bottiglia uno di quei sorsi esagerati di chi vuole dimenticare qualcosa, anche se non è il mio caso.
Marco, che crede sia tutto vero , mi soffia la bottiglia dalle mani e dice:
-Mettiamocene ancora un po’. Io non sento un cazzo.- E infila nella boccia di gin lemon svariate e colorate capsule.
-Oh piano, che poi per la festa non ci rimane più un cazzo.- Consiglia Luca, l’autista, il più dotato di sensi dei quattro passeggeri. Poi aggiunge. - E’ normale che non senti un cazzo, ci vuole un po’ prima che sale.
-Ragazzi, vi dico che è vero, cazzo. L’ha detto pure Nostradamus nelle profezie – Riattacca Marco, il più credulone del gruppo - Il 2000 è l’anno della fine del mondo.
-Ma che dici? Nostradamus nelle profezie non ne ha beccata una fin’ora-Risponde il più scettico, Michele.-500 anni di cazzate si era sognato quello.
-E allora il millenium bug? Come lo metti quello, eh?- Domanda Marco- Se tutti i computer vanno in tilt il mondo cadrà nel caos. Potrebbero andare in cortocircuito i Pc del pentagono , ad esempio, e cominciare a sparare testate nucleari su tutto il mondo. Che ne dici? Ti piace come modo di passare il capodanno?
Marco quando parte non lo fermi più. Diventa rosso. Paonazzo. E continua a spararti motivazioni una dietro l’altra a sostegno della sua tesi, finché tu , esausto, non gli dai ragione.
Ma Michele proprio non ha voglia di credere che tra qualche ora il mondo esploderà per colpa di un errore di programmazione dei Pc.
-Il millennium bug è una grossa puttanata inventata da Bill Gates per vendere il suo nuovo Microsoft del cazzo.
Su questa Marco scatta in piedi. Anche se siamo in macchina. Una panda, tra l’altro.
Le svariate capsule che galleggiano nella bottiglia di gin lemon infuocano la discussione.
Dietro c’è un concilio sulla fine del mondo. E tutto a poche ore dal secondo fatale. A pochi chilometri dalla festa di capodanno.
Io alzo lo stereo a palla. Accendo una sigaretta e la passo a Luca, l’autista coscienzioso.
Dietro il convegno apocalittico ha placato i toni. C’è stato un accordo. Il mondo finirà a mezzanotte. Ma riprenderà tra qualche giorno. Quando sarà finito il rave.

Meno tre.
Meno due.
Meno uno.
Boooom.
Il nuovo millennio è iniziato. I computer funzionano perfettamente. Il pentagono non ha sganciato nessun missile. Tranne qualcuno per festeggiare in Iraq. La festa continua. Nostradamus ha toppato ancora.
Vabbé, sarà per la prossima ristampa.

Il maxischermo lancia le immagini dei bombardamenti in Vietnam. Dei corpi bruciati dal napalm. Dei kamikaze palestinesi. Delle donne cecene che piangono. Le casse, intanto, vomitano un ritmo bombardiere. I bassi forti come delle esplosioni. Il contesto è lugubre. Una fabbrica abbandonata ricoperta d’amianto.
E io penso che questo nuovo millennio sarà all’insegna del caos.
Marco si avvicina e mi passa una capsula. La mando giù con un sorso di birra.
Poi, finalmente, dopo ettolitri d’alcol, provo il primo vero stimolo di pipì.

Scappo fuori col passo saltellante di un ballerino di danza classica.
Sono fuori al capannone. La musica si sente meglio qui, che non a dieci centimetri dalle casse. Ovviamente.
Lo tiro fuori e qualche timida goccia schizza via. Giusto sulle scarpe. Mi sforzo ancora un po’ e qualche altra goccia mi sfiora la punta. Ancora uno sforzo. Ed ecco. Libero da litri d’ alcol. Ora c’è di nuovo spazio da riempire.
La sgrollata è la parte che preferisco.
Gli occhi chiusi. Uno sguardo soddisfatto. Un piccolo brivido dietro la schiena. E gocce di pioggia d’orata che inondano l’aria.
Ah che goduria!
Riapro gli occhi e la scena che si spalanca è la seguente:
un’ ombra si dimena nel buio. Strizzo gli occhi e distinguo i tratti di un uomo . Trascurato. Adulto ben oltre l’età media della festa. Una barba nazarena. Crespa. Si dimena in modo strano. Come posseduto. Come se fosse stato appena morso da una tarantola. Poi si ferma e comincia a vomitare. Il getto è così forte che giurerei di aver visto i piedi sollevarsi da terra di qualche centimetro ad ogni conato. Poi stramazza al suolo. Porta le mani al collo e sbatte i piedi a terra.
Corro verso di lui. La sua faccia è blu notte metallizzato. Gli occhi sono fuori dalle orbite. La barba, che raggiunge abbondantemente la base del collo, è ricoperta di pezzi di vomito gialli e rossi. Forse del sangue. L’uomo sta soffocando. Forse la lingua. Oppure del vomito ha sbagliato direzione e ora sta galleggiando nei polmoni, soffocandolo lentamente.
Gli apro la bocca. Per fortuna è la lingua. Sono uno superstizioso. Di quelli che crede che se fai qualcosa a capodanno poi la fai tutto l’anno. Cominciare il nuovo millennio facendo la respirazione bocca a bocca a questo qui, avrebbe potuto portare sfiga a me e tutti i miei discendenti fino all’anno 3000.
Comunque devo sempre infilare le dita dentro quella bocca. Non è da poco. Sfiga fino al 2500…
Afferro quel molliccio pezzo di carne col pollice e l’indice e lo tiro fuori. Ora l’uomo mi fa una linguaccia da morto stecchito. Invece è vivo. Ricomincia a respirare. Da blu notte metallizzato il suo colorito diventa bianco ospedaliero.
-L’ho vista, cazzo. L’ho vista. Allucinante. L’ho vista proprio davanti i miei occhi. Allucinante-
È la prima cosa che dice, con l’affanno di chi ha appena concluso una maratona.
-Chi hai visto?- Gli domando curioso.
-La fine del mondo. Ecco cos’ho visto. La fine del mondo
No, anche lui. Che palle questa sindrome da fine millennio.
Le capsule ingerite protestano dentro il mio cervello. Vogliono tornare lì, sotto le casse, a danzare. A festeggiare il nuovo anno, il nuovo millennio.
Sorrido all’uomo, perché sono una persona positiva anche quando la fine del mondo è vicina, e me ne torno verso il capannone.
-Hei, aspetta un attimo.
La sua voce nel buio della notte sembra il lamento di un gufo.
-Non ti ho ancora ringraziato per prima.
-Non c’è bisogno, tranquillo. Chi salva la vita a capodanno, salva la vita tutto l’anno, no?
-Allora non hai capito -Il gufo torna a gufare -Tra qualche ora qui non ci sarà più niente. Esploderà tutto.
Penso al pentagono. Chissà che cazzo di festa stanno dando lì dentro adesso?
-Senti bello, non so che tipo di droga ti sei preso stasera, però funziona. Sai dove posso trovarla?
L’uomo diventa serio. Anzi, serio lo è stato per tutto il tempo. Ora diventa greve, cupo. Un gufo nero nella notte nera. L’ultima notte del mondo, cazzo. E io la sto passando con questo coglione.
-Io non ho mai preso una droga in vita mia.
-Sì, e io sono il fantasma di Nostradamus.
-Il mio nome è Noè. Giro con quel furgone da otto anni. Otto anni fa ero un primario in una clinica privata di chirurgia plastica.
Vorrei fermarlo. Di questi sciroccati alle feste ne trovi quanti ne vuoi. Si imbottiscono di droghe e poi ti parlano della vita che avrebbero voluto avere. Moglie , figli, lavoro da 8000euro al mese, macchine sportive, il tennis club, lo squash . Invece non hanno fatto un cazzo tutta la vita, a parte drogarsi e raccontare balle. Poveracci.
-Avevo una moglie e due figli.
E ti pareva.
-Poi un giorno ebbi la prima visione. Ero in macchina con mia moglie e i miei figli. Stavamo andando alla villa al mare come ogni estate. Ero in autostrada a 130km orari. D’un tratto avanti ad i miei occhi non c’era più la strada che scorreva, ma la distruzione. Una città al rogo. Corpi dilaniati dalle esplosioni e deformati dai gas.
Ora comincia a farmi paura. Questa non è certo la vita che ci si immagina in botta di qualche allucinogeno.
-Durò poco. Secondi, attimi. Tre battiti di ciglia. Ma bastò a farmi perdere il controllo dell’auto. La mia famiglia morì sul colpo. Io mi salvai. Da allora vivo in quel furgone. Le visioni negli anni sono continuate. Ogni volta duravano di più. Ed ogni volta erano più agghiaccianti, sconvolgenti. Arricchite di particolari che poi tormentavano i miei sogni. Ho continuato a vagare e ad avere visioni per otto anni, ma non avevo mai capito di cosa si trattasse. Fino ad oggi. Fino al momento in cui mi hai tirato fuori la lingua dalla gola. Lì ho capito di cosa si trattava. Della fine del mondo. Preparati bello, il giudizio universale è arrivato.
Lo stato depressivo in cui mi ha mandato quest’uomo mi accompagnerà per le prossime settimane. Non si esce da una paranoia simile in breve. Sarà terribile. Saranno settimane d’inferno. Sembreranno mesi, anni. Forse avrò anche io quelle orrende visioni. Per un attimo spero davvero che il mondo esploda all’istante. L’unico rimpianto è che mi porterò dietro come ultimo ricordo questo stronzo di un gufo porta sfiga.
-Cos’è, ora non fai più il simpaticone?
Quella lingua avrei dovuto lasciarla lì dov’era, porca troia.
Devo reagire, cazzo. Reagire. Chi sta in paranoia a capodanno, sta in paranoia tutto l’anno.
-Beh’ se è così…se il mondo sta per finire…fanculo tutti… entriamo dentro, prendiamo tutte le droghe che ci sono in circolazione e ce le spariamo. Ci spariamo il “tuttico della fine del mondo”. Almeno finiamo col botto.
Non l’ho detto molto convinto. Ma è stata la prima cosa “da simpaticone” che mi è venuta in mente.
-In realtà c’è una soluzione- Riprende Noè - Nelle mie visioni a volte quella lugubre città ridotta ad un cumulo di macerie, si trasformava in un paesaggio idilliaco, bucolico. Una piccola collina in fiore nel bel mezzo della primavera. Terre fertili coltivate e altre lasciate a riposare. Uomini, donne e bambini liberi che danzavano nudi sotto al sole. Forse esiste quel posto. Forse una parte del mondo si salverà stanotte e darà vita ad una nuova umanità.
A questo punto resta solo una cosa da fare: assecondare.
-Allora non ci resta che trovare questo posto, giusto?-
-Già.
- E quanto tempo abbiamo?
-Non lo so. Cinque , sei ore al massimo. Nelle mie visioni il dramma si consumava alle prime luci del giorno.
-Allora non c’è tempo da perdere, dobbiamo muoverci.
-Sì, ben detto. Partiamo.
-Aspetta un attimo. Non posso lasciare la mia fidanzata sola il giorno dell’apocalisse. Non sarebbe carino, non trovi?
-Hai ragione. Presto valla a cercare, io intanto comincio a riscaldare il furgone. Con questo freddo ci vorrà del tempo prima che parta.
-Vado e torno. Aspettami al furgone, Noè

Quando sono di nuovo dentro mi rifugio tra l’anonimato della folla. Michele , Marco e Luca non li troverò più. Qui ci saranno migliaia di persone. Tutti completamente di fuori. E’ impossibile ritrovarsi.
Questo vuol dire anche che sarà impossibile imbattersi ancora in quell’abominevole gufo.

Compro una birra e mentre la sorseggio mi viene l’atroce dubbio che abbia avuto una di quelle allucinazioni mistiche da fine millennio.
Un sorso di birra e un’ altro atroce dubbio mi attraversa la mente: “e se fosse tutto vero? Se davvero il mondo stesse per saltare in aria. E io mi sto giocando la possibilità di salvarmi il culo?”
Un altro sorso di birra e penso che con le droghe devo decelerare un po’.
Un altro sorso di birra e penso che forse è meglio che esploda questo cesso di mondo.
Un altro sorso di birra e penso alla collina in fiore nel bel mezzo della primavera, dove uomini donne e bambini danzano nudi sotto il sole.
Un altro sorso di birra e…cazzo, è già finita.

domenica 23 agosto 2009

Zuzzurellone


-Sei un cialtrone- così mi disse quella stronza.
Proprio così. Sei un cialtrone. Poi si è girata ed è sparita.
Mai nessuno mi aveva dato del cialtrone prima. E non nascondo che l’esatta definizione mi era sconosciuta. Ero comunque certo che non si trattasse di un complimento.
Sono stato insultato in ogni modo. In ogni lingua e dialetto, ma la cosa che più mi secca è essere insultato con un termine di cui ignoro l’esatto significato.
È una doppia beffa. Un offesa aggiunta.
La prima volta che mi capitò avevo diciotto anni.
Fu un bambino poco più che settenne.
Avevo appena messo il piede fuori di casa, quando un pallone raggiunge i miei piedi
-Signore, signore mi scusi può passarmi il pallone?
Un bimbo in compagnia di alcuni suoi coetanei reclamava il suo tango.
Col piede sinistro alzai la palla. Poi pallaggiai un paio di volte col destro. Poi col ginocchio. Alzai il pallone in aria. Lo stoppai col petto ed in fine liberai il mio destro infallibile. Il pallone schizzò in aria ed atterrò sul balcone del signor Pozzi, al quarto piano. Proprio dove volevo che andasse.
Il bimbo mi guardò incredulo.
Credeva che certe spacconate succedessero solo nei film.
Mi guardò con occhi sprezzanti…poi disse con uno strano accento vagamente anglosassone
-Cafone, periferico e anche un po' zuzzurellone.
Zuzzurellone?!!!!
E cosa diavolo significa?
Tornai di corsa a casa ed afferrai lo Zanichelli con rabbia.
U…
Vi…
Zeta…
Zanzara…
zibaldone…
zuccheriera…
zuzzurellone: "persona già adulta che nella vita si comporta come un bambino, facendo scherzi e giocherellando spensieratamente"
Ebbene sì, sono proprio uno zuzzurellone.